Emergency Hospital 19

emergency hospital 19

La chiamata.

Marzo 2020. Lo ricorderemo bene tutti, anche se vorremmo tutti dimenticarlo. Paura, timore, il mondo non era più quello che conoscevamo, avevamo dinnanzi a noi qualcosa di ignoto, mai vissuto.

In quei giorni l’unico luogo sicuro era il nostro appartamento e in parte il posto di lavoro, in un ufficio isolato dagli altri con tutte le precauzioni del caso. Si provava ad andare avanti.

Una telefonata da Milano segnò il mio destino di quei giorni come segnò quello di alcuni colleghi coraggiosi: serviva un ospedale, in emergenza, per fronteggiare la pandemia e provare a salvare qualche vita in più.

All’inizio si parlava di una struttura del tutto temporanea, ove ogni regola andava in deroga.
I primi disegni, le varianti, tutto con tempi impossibili. Ma andava fatto, senza se e senza ma.
Poi l’idea divenne ancor più corposa. Passavano i giorni e il Covid spaventava sempre di più, la struttura doveva essere fatta con tutte le regole rispettate: doveva essere un vero e proprio Ospedale.
Giorni e notti sulle tavole da disegno. Call in orari assurdi, telefonate nel cuore della notte.
Prendeva forma un’opera immensa: 2700mq di edificio che avrebbe potuto ospitare un centinaio di pazienti.

A livello normativo non c’erano deroghe, non potevano esserci; oltre ai malati si doveva curare in maniera assoluta la salute degli operatori.

Aprile: l’inizio della quaresima. A Pasqua.

Eravamo arrivati ad avere un progetto preliminare approvato verso i primi di Aprile. Tutti i nostri fornitori erano allertati e si erano resi disponibili a consegnare il materiale nei tempi necessari. Per ieri era già tardi. Offerta pronta e consegnata, ordine giunto il giorno di Pasqua.

Iniziò una corsa frenetica che creò una sinergia fra il sottoscritto, il nostro progettista strutturale, il tecnico che si sarebbe occupato del contenimento energetico e dell’acustica e il progettista antincendio. Lavorammo separati ma continuamente in contatto.

Uno degli scogli più difficili da risolvere fu il luogo di installazione: sopra ad un parcheggio sotterraneo con una superficie altamente irregolare e con una portata del solaio risicata al limite. Sembrava un problema insormontabile. Opere edili non se ne potevano fare e l’edificio necessitava di un calcolo che tenesse conto dei parametri stringenti data da una categoria di esecuzione IV (edificio strategico che, in due parole, nel peggiore degli eventi meteorologici o sismici possibili per quell’area non deve subire nessun tipo di danno né strutturale né agli impianti continuando a essere operativo). La soluzione arrivò da un’idea alla mezzanotte del 25 Aprile, San Marco evidentemente ci mise del suo. Una soluzione ardita ma funzionale e sicuramente eseguibile.

Da lì in poi gli ostacoli si susseguirono mettendo a dura prova la testa, lo stomaco e anche il cuore: resistenza al fuoco R120, compartimentazioni REI120, reazione al fuoco dei materiali in classi estremamente stringenti, acustica che imponeva parametri al limite del possibile e, nel mentre, i primi monoblocchi giungevano in cantiere. Iniziò il montaggio delle strutture portanti in piena pandemia, dimenticando la paura e mettendo avanti la certezza che si potevano salvare delle vite. Il cielo aveva assunto un colore di un blu indaco così profondo che in vita mia non avevo mai visto.

Il primo viaggio che feci in cantiere incrociai, nel tragitto fra Certaldo e Milano, quattro autovetture. Con me i panini per un paio di giorni, il PC, e uno scatolone di guanti, mascherine e gel disinfettante.

Stavamo realizzando un’impresa, e una sfida del genere poteva mai essere fatta male? Scontata la domanda e scontata la risposta. Attenzioni ad ogni dettaglio: dalle finiture interne, agli imbotti esterni delle finestre, dal fascione di gronda perimetrale alle finiture delle varie camere di degenza. I media mostravano le immagini di una Bergamo devastata, con i mezzi militari che trasportavano le bare di chi non ce l’aveva fatta. I miei occhi vedevano ogni giorno decine di defunti trasportati nella camera mortuaria.
Un sentimento misto di terrore, impotenza, rabbia spingeva tutti noi ad andare avanti.

Ostacoli, drammi, angosce. Soluzioni, corse, frenesia.