LA TECNOLOGIA DELLE STRUTTURE MODULARI PREFABBRICATE

Negli scorsi articoli abbiamo affrontato una serie di argomenti inerenti le strutture modulari prefabbricate composte da Monoblocchi.
Abbiamo cercato di spiegare cos’è un Monoblocco, quali normative deve rispettare e quali sono i vantaggi di una costruzione con questa tipologia di manufatti.

Scrivere con parole semplici di tecnologia per questo tipo di costruzione non è sicuramente semplice e si rischia di cadere nel banale o in argomentazioni troppo tecniche, comprensibili soltanto a chi è del settore.

Quando mi trovo a parlare con i miei colleghi, amici, o conoscenti uso spesso questa frase “non costruiamo astronavi per andare su marte ma nella loro semplicità, le costruzioni a monoblocchi, sono decisamente complesse”. Sembra un controsenso ma non lo è.

Gli aspetti tecnologici da affrontare sono molteplici, come molteplici sono le filiere che concorrono alla realizzazione del prodotto finito.
E quando si devono far combaciare tecniche di lavorazione e materiali, con esigenze locative e di movimentazione particolari, quando la rapidità nella produzione di una commessa deve mantenere i costi sotto determinati parametri e garantire senza mezzi termini confort e sicurezza all’utilizzatore finale, il discorso diviene decisamente complesso.

Lamiere in acciaio strutturale presso piegato , prodotti realizzati da mescole particolari di legno e cemento, carpenteria meccanica, infissi, pannelli sandwich, impiantistica, finiture standard o di pregio.
Sono solo alcuni aspetti che concorrono alla realizzazione di una struttura di questo tipo.
Tanti tasselli con un loro processo tecnologico e con caratteristiche diverse, comportamenti diversi alle azioni ambientali e all’usura nel tempo, che devono combaciare perfettamente per soddisfare ogni requisito sia in strutture minimali, sia in realizzazioni decisamente importanti.

Un caso pratico

Nel Novembre del 2014, affrontammo una sfida decisamente intrigante ma al tempo stesso rischiosa e impegnativa.

Dovevamo realizzare un edificio su due piani open-space, da adibire a laboratorio e uffici per il controllo qualità di un’azienda biotecnologica leader nel settore su territorio italiano.
La particolarità dell’edificio era che internamente doveva avere finiture di pregio, ed esternamente doveva rispettare un progetto architettonico particolare con forme rotondeggianti, piani sfalsati,  vetrate apribili a tutta luce e un rivestimento realizzato da listelli di una sottile lamina di gres porcellanato di pochi millimetri.

Perché la scelta ricadeva su un sistema modulare in acciaio?

Troppo complesse la progettazione e la realizzazione, troppi i materiali tecnologicamente diversi con comportamenti all’apparenza imprevedibili nelle varie combinazioni di impiego.

La risposta era semplice e per niente scontata, doveva nascere a ridosso dell’attuale stabilimento produttivo e non era pensabile che quel cantiere, in un area adibita a giardino, di passaggio ed estremamente in vista, potesse durare più di qualche mese.
Inoltre l’ambiente di lavoro doveva restare pulito e ordinato proprio per la particolare dislocazione della nuova costruzione.

Erano previsti impianti meccanici decisamente particolari, sistemi di aspirazione biohazard, impianti HVAC, gas medicali per citarne solo alcuni, da contenere e comunque rendere accessibili per la manutenzione, fra la struttura puramente realizzata con sistema a monoblocchi ed il rivestimento esterno.

Addirittura due piccoli robot automatici si sarebbero presi cura di pulire, igienizzare e sorvegliare le fondazioni del nuovo edificio.

All’inizio i dubbi erano tanti, le problematiche da affrontare e risolvere, molteplici.

Iniziammo a progettare a fine Dicembre. Per noi era fondamentale avere dei collaboratori che conoscessero alla perfezione la tecnologia dei nuovi materiali che dovevamo impiegare, ed era indispensabile dare sempre uno sguardo oltre l’orizzonte per carpire fin da subito le diverse interazioni di componenti così particolari.

I primi di Febbrai eravamo in cantiere con i monoblocchi, rivisti, corretti e adeguati.

A Marzo erano già installati gli infissi e gli impiantisti stavano completando i cablaggi. La struttura di sostegno, realizzata in acciaio calandrato imbullonata ai monoblocco e da pannelli in Acquapanel, era pronta ad accogliere le lastre ceramiche.

Alla fine di aprile quell’immagine renderizzata, quello strano monolite bianco, aveva finalmente una forma concreta.

Da una porta completamente vetrata, ritagliata su quella pelle rigida e bianca come il latte, si accede ad un’area molto underground: acciaio zincato, bulloni, alluminio mandorlato e pannelli sandwich verniciati con colori pastello.

Un’altra porta conduce ad una camera bianca con vetrofanie ancestrali, il cuore operativo del building…

Salendo la scala alla sinistra, sempre in acciaio con finiture cromate, si giunge al secondo piano, ampio ufficio con superfici completamente vetrate.
Linee moderne e confortevoli, tanta luce naturale, spazi essenziali e cura nei dettagli.

Per accedere agli impianti una porta invisibile, ricavata sempre nella “pelle” esterna, su una rotondità pronunciata della facciata dove una scala alla marinara conduce al tetto.

A Maggio la tanto attesa inaugurazione. Funzionale e bello come era stato pensato.

Definito dai media come un edificio dall’alto contenuto tecnologico, tante piccole tessere di un puzzle che nell’insieme devono comporre l’immagine corretta.

Articolo scritto da:

Marco Campinoti